Giungendo a Subiaco si è accolti dalPonte Medievale di San Francesco, costruito nel 1358, che scavalca il fiume Aniene e porta all’omonimo convento dedicato al Santo di Assisi.
All’ingresso della città si trova anche l’Arco Trionfaleeretto per volere di Papa Pio VI.
Il borgo è interamente raccolto intorno allaRocca dei Borgia.
Altro caratteristico scorcio di Subiaco è ilBorgo Medievale degli Opificisituato sulla riva sinistra del fiume e che costituisce il più antico quartiere della città.
La zona divenne meta di villeggiatura assai frequentata dai Romani come testimoniano i resti dellaVilla Imperialefatta costruire daNerone.
Proprio sui resti di questa villa nel V secolo d.C.San Benedetto da Norciafece costruire uno dei dodici monasteri della zona, tutti in seguito distrutti dai saraceni, fatta eccezione per quello diSanta Scolastica.
La storia di Subiaco è legata anche a quella dellastampa: fu proprio nei locali del monastero che nel 1465 due stampatori tedeschi diedero vita allaprima tipografia italiana.
Costruita tra il 1073 e il 1077 dall’abate di S. Scolastica, Giovanni V, che la trasformò in un castello feudale con una possente torre e delle prigioni, fu arricchita con stanze e appartamenti e una piccola chiesa dedicata a S. Tommaso Apostolo. Divenne così il simbolo del potere dell’abbazia e la residenza abituale di Giovanni e dei suoi successori, fino al terremoto del 1349 e alla ribellione del popolo sublime sotto il regime dell’abate Angelo Monreale che costrinse il suo successore, il francese Ademaro, a ritirarsi a Jenne.
È una ricostruzione di una costruzione primitiva. In origine era una cappella, costruita per commemorare il prodigio della pronta obbedienza di Mauro, fedele discepolo di San Benedetto, che lo aveva mandato a salvare Placido, il quale, mentre attingeva acqua, stava annegando nel lago. L’obbedienza fu così immediata che Mauro non si accorse di camminare sulle acque del lago senza affogare, come racconta San Gregorio Magno nel secondo libro dei Dialoghi.
In Contrada S. Angelo, sulla sinistra della strada Statale Sublacense, provenendo da Subiaco, si trova un arco a tutto sesto, in pietra e muro, annerito dal tempo, costruito dal conte Pietro Lucidi nel 1854, all’ingresso dei suoi fondi rustici, su un piccolo sarcofago in pietra locale, incorniciato, di un monumento sepolcrale, rinvenuto nel 1843, appartenente all’epoca repubblicana dell’antica Roma.
Di forma cilindrica, dotata di feritoie e terminante con merli rettangolari, snella e maestosa, circondata da una rigogliosa vegetazione, sostenuta da un elegante cornicione. Sovrasta l’ingresso di un viale che conduce ad una villa. In realtà, il nome non è utilizzato perché alla luce dei documenti storici non sembra che i Carbonari locali si riunissero nella villa, di cui la torre doveva essere il segno.
Descritto da Frontino, fu costruito nel I secolo d.C. dagli imperatori Caligola e Claudio. Poiché le acque di Roma erano torbide, Traiano dovette prolungarlo di altri 10 km fino al lago più alto della villa di Nerone, dove l’acqua era molto limpida. Restaurato in seguito da altri imperatori, durante la guerra gotica, durante l’assedio di Roma, fu tagliato dal Vitige insieme ad altri acquedotti, per impedire l’afflusso di acqua potabile nella città. All’epoca di San Benedetto era in piena efficienza.
Nerone (58 – 64 d.C.) costruì la villa Sublacense nella stretta gola del fiume Aniene tra i monti Taleo e Francollano, nei Simbruini. La costruzione è antecedente al 60 d.C., poiché prima di quell’anno si verificò un singolare episodio: racconta lo storico Tacito (Annales 14.22) che, mentre l’imperatore stava banchettando, un fulmine cadde sul cibo e ruppe il tavolo.