Cervo Nobile

Classe: Mammiferi (Mammalia)

 

Ordine: Artiodattili (Artiodactyla)

 

Famiglia: Cervidi (Cervidae)

 

Il cervo nobile (Cervus elaphus Linnaeus, 1758), è il più grande ungulato italiano.

I maschi adulti possono essere lunghi sino a 2,55 m e alti, al garrese, sino a 1.50 m, con un peso che va dai 150 ai 250 kg. La femmina è notevolmente più piccola, raggiungendo solo eccezionalmente i 2 m di lunghezza e può raggiungere i 150 kg di peso. A queste misure va aggiunta la coda, che in ogni caso non supera i 20 cm di lunghezza. In Italia si distinguono due sottospecie, quella propriamente chiamata Cervus elaphus, che originariamente era diffusa in tutta la penisola, ed il Cervus elaphus corsicanus, endemica della Sardegna e della Corsica, dove vive con varie popolazioni isolate.

Il cervo, spesso simbolo di eleganza, presenta un tronco snello e allungato; leggermente rientrante nella regione inguinale, spalle arrotondate e muscolose, petto largo e groppa diritta e potente. Il collo, lungo, piuttosto sottile e un poco compresso, sostiene alta la testa, allungata e larga all'occipite. Il muso, diritto, va assottigliandosi dalla fronte in giù, e gli occhi, di media grandezza e vivacissimi, hanno le pupille ovali. Il manto del cervo è aderente e liscio, quello invernale è folto e marrone-grigiastro, con macchia posteriore color crema. In estate, invece, è rossiccio e la macchia posteriore è meno evidente. Solo i maschi sono provvisti di trofei (palchi) ramificati, costituiti da due stanghe di tessuto osseo, che hanno la caratteristica di cadere ogni anno, alla fine di febbraio, per essere subito sostituite da quelle nuove che spuntano immediatamente. Durante l'accrescimento le stanghe sono avvolte da un tessuto detto “velluto”, che nutre l'osso del palco in accrescimento attraverso i vasi sanguigni, per poi atrofizzarsi e cadere a sviluppo completato; la grandezza e la forma dei palchi dipendono dall'età e dallo stato di salute dell'animale.

Alimentazione ed Abitudini

Il cervo si può trovare dal livello del mare fino a 2.000 mt di altitudine. Il suo habitat ottimale è costituito da vaste foreste intervallate da ampie radure e con abbondante presenza di acqua, utile non solo per dissetarsi, ma anche per i bagni di fango, che effettua per liberarsi dai parassiti e come refrigerio.

È un pascolatore: in inverno mangia erbe, ma anche castagne, ghiande e corteccia di alberi; in primavera ed estate si ciba soprattutto di specie foraggere, integrando anche con gemme e frutti selvatici.

Socialità e rapporti con l'uomo

Sia i maschi che le femmine vivono in gruppi monosessuali. Durante il periodo della riproduzione, in autunno, i maschi emettono fragorosi bramiti, udibili anche a grandi distanze, con lo scopo di manifestare la loro supremazia agli altri maschi e ottenere un maggior numero di femmine che compongono il cosiddetto harem; la stagione degli amori si protrae generalmente da metà settembre a metà ottobre. La gravidanza dura circa 240 giorni e a ogni parto, in primavera, viene alla luce un solo piccolo, raramente due. I cerbiatti hanno manto bruno con macchie bianche sui fianchi (pomellatura) per i primi tre mesi. Si tratta di una colorazione mimetica che li nasconde ai possibili predatori: essi, infatti, rimangono nascosti nell'erba mentre la madre pascola nelle vicinanze.

Il cervo costituisce una delle prede naturali del lupo. I piccoli però possono essere predati anche dalla volpe, mentre le carcasse offrono cibo alle specie onnivore, come l'orso ed il cinghiale e agli uccelli necrofagi, come l'avvoltoio grifone.

Un tempo era presente in tutta la penisola italiana, poi durante il secolo scorso è arrivato sull'orlo dell'estinzione a causa della caccia indiscriminata e della diminuzione dell'habitat idoneo. Solo a partire dagli anni '60 l'istituzione di aree protette e le numerose reintroduzioni, effettuate sia per ripristinare la specie che a scopo venatorio, hanno permesso il ritorno del cervo su gran parte della penisola italiana.

cervo nobile
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cerbiatto

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